La mia prima esperienza a Mysore

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Ho incontrato l’Ashtanga circa 6 anni fa, quasi 7, dopo circa 5 anni di Hatha/Iyengar, ed è stato con l’Ashtanga che è iniziato il mio percorso profondo nello yoga ed è successo qualcosa dentro di me che mi ha fatto capire che tutto ciò che ho fatto fino ad ora non mi appartiene più. Sono cambiata e combatto ogni giorno con una realtà nella quale non sto più bene ma che non sono ancora pronta a cambiare totalmente.
In quanto praticante costante e appassionata di Ashtanga ho sempre avuto la “curiosità” di andare a Mysore, dove tutto nacque, dove c’è il Guru di cui tutti parlano. Negli anni però, ho sempre sentito fare molto gossip su Mysore e la famiglia Jois, e l’arrivismo e l’ego degli occidentali che ogni anno facevano l’application per andare a ottenere l’autorizzazione o a mostrare quanto sono bravi, o poter postare delle foto sui social, mi ha fatto un po’ passare la voglia di andarci. Oltretutto con il mio lavoro non è semplice prendere più di un mese di ferie durante l’anno, e quindi ho sempre rimandato a un futuro indefinito il mio viaggio a Mysore.
Un anno e mezzo fa ho fatto il mio primo viaggio in India: Goa, e sono stata subito investita da quella magica energia che solo l’India ti può regalare. Sei mesi dopo ci sono ritornata. Mysore restava sempre una destinazione a cui pensare, ma sempre un po’ astratta per i miei problemi logistici lavorativi.
Avevo già pianificato le mie ferie di agosto a Palma di Maiorca in un retreat di Ashtanga a praticare con un’insegnante autorizzata 2 Livello da Sharath, quando tutto salta improvvisamente e all’ultimo momento. Era già quasi la fine di luglio, e io entrai nel panico perché non sapevo come organizzare le mie ferie. Ricordo che era sabato sera ed ero fuori a cena con amici, cena rovinata dalla notizia delle mie ferie saltate. Torno a casa e “non so esattamente perché” ma mi collego al sito di Sharath (mi sarò collegata due volte in tutta la mia vita) e vedo che apre 15 gg in agosto, esattamente nelle due settimane che avevo di ferie. E’ molto tardi e l’indomani mattina sarei andata in shala a praticare, ma inizio a compilare l’application. Ero molto agitata, non so perché, ma sbaglio a compilare e mi iscrivo solo per la prima settimana. Riprovo a fare tutto ma non funziona perché con lo stesso indirizzo e-mail si può fare solo un’application. Cambio indirizzo e inizio a compilare. Mi agito sempre di più pensando che dovrei anche dormire e che in fondo potrei fare tutto tranquillamente il giorno dopo, ma una forza potentissima mi attrae e non mi fa staccare dal sito e dal computer.
Mando la seconda application con la richiesta di iscrizione per due settimane, poi leggo: “Non verranno accettate le application di quegli studenti che ne mandano più di una” PANICO!!!
Ecco, sono una stupida, mi dico, ho rovinato tutto, solo perché voglio fare le cose di fretta invece che aspettare domani mattina con tutta calma. Quindi scrivo una e-mail spiegando la situazione, e cioè che avevo fatto un errore e che mi farebbe piacere essere presa per due settimane e bla bla bla….
Ok, spengo tutto e dormo quelle poche ore che mi rimangono.
La mattina prima di andare in Shala mi ricollego al sito e leggo: REGISTRATIONS TO STUDY IN AUGUST CLOSED –
Penso che la notte precedente sia stata pazzesca perché sono stata attirata da una forza smisteriosa23 che mi ha fatto collegare al sito e non mi ha fatto demordere, e penso che mi prenderanno, non può essere diversamente.
Mi arriva l’accettazione per la prima settimana (hanno risposto alla prima application). Sono felice ma scrivo di nuovo una e-mail per spiegare il mio errore e chiedere di essere presa per l’intero periodo.
Passa qualche giorno dalla risposta e nel frattempo penso che forse non sarebbe nemmeno male fare una sola settimana con Sharath e un’altra con Vinay Kumar. Penso che lascerò fare all’Universo, quello che verrà sarà la cosa migliore per me. Arriva l’e-mail che mi accetta per le due settimane! EVVIVA!
Parto senza nessuna aspettativa, solo curiosità.
Voglio fare la mia esperienza personale a Mysore, voglio farmi la mia opinione personale di Sharath, non mi interessa il gossip, voglio toccare con le mie mani, vedere con i miei occhi, respirare l’energia della shala con tutta me stessa, e al ritorno poter dire con tutta serenità: Si oppure No. Esperienza fatta e da non ripetere, oppure bellissima esperienza.
Devo ammettere che quello che si respira e si vive a Mysore è magico. Arrivi in un paese straniero, e un paese non certo facile, non conosci niente e nessuno, non sai come muoverti, ma magicamente tutto accade e si incastra perfettamente. E’ strano come tutto si risolva con semplicità se ti lasci trascinare da ciò che ti circonda. Se ti apri a Mysore, Mysore si apre a te, proprio come accade con le persone.
A Mysore è come vivere in un’enorme casa all’aperto, dove vive tutta la tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi conoscenti, e anche i tuoi animali. Quello che respiri a Mysore è condivisione, apertura, generosità, curiosità, passione comune.
Esci dal tuo appartamento o camera da letto e incontri praticanti di yoga, prettamente di ashtanga, e per la maggior parte studenti di Sharath, quindi persone che ritroverai ogni mattina in shala. Ed è gente di tutto il mondo; ogni giorno conosci gente nuova, condividi la tua passione per l’ashtanga con persone che come te ogni mattina si alzano all’alba per praticare e chissà quali rocambolesche mosse hanno fatto a casa loro per poter venire qui a studiare con il loro Maestro. Ho conosciuto persone che come me erano qui per la prima volta, e altre che  invece erano anni che studiavano con Sharath. Studenti con poca esperienza e insegnanti già autorizzati, ma tutti uniti dalla stessa passione, e tutti a praticare insieme la prima serie guidata. Credo di essere stata privilegiata a venire a Mysore per la prima volta in un’occasione come questa: 15 giorni di classi guidate da Sharath, 15 giorni di sue conferenze. Per due intere settimane ho avuto Sharath come Maestro, non assistenti, ma lui: Il Guru. SIAMO STATI PRIVILEGIATI e per questo mi sento enormemente grata.
Le classi guidate le ho trovate fantastiche, il respiro sincronizzato di 100 studenti sotto la guida del Guru che con dolce fermezza dava i nomi delle posizioni e contava i vinyasa, e con dolce fermezza aiutava gli studenti in difficoltà.
Confesso di aver ogni tanto direzionato il mio Dristi verso di lui quando aiutava a chiudere le posizioni; volevo vedere il Maestro come faceva, e sempre notavo fermezza e sicurezza unite a un’enorme dolcezza.
Ora lo posso dire: non l’avrei mai pensato, ma Sharath mi piace. La mia opinione personale è: Sì! E’ il mio maestro, io voglio seguire lui.
Durante le conferenze l’avrei ascoltato per ore, pendevo dalle sue labbra, finalmente sento le cose dall’origine, da chi le ha vissute in prima persona, da chi le ha studiate e respirate fin da quando era bambino, e la cosa fantastica è che lui rende tutto semplice. Molti insegnanti occidentali rendono spesso le cose difficili, pesanti, molto articolate, forse per far intendere che loro hanno studiato cose difficili, o forse semplicemente perché rendere le cose facili è una dote che non tutti possiedono. Ma Sharath rende tutto semplice, sdrammatizza, è concreto, diretto, rende tutto accessibile o comunque ti infonde la voglia e l’entusiasmo di mettercela tutta per raggiungere i tuoi obiettivi, ma con serenità e senza attaccamento/accanimento.
“Non bisogna essere attaccati alla pratica, ma non bisogna smettere di praticare” – E’ fantastico, il concetto è sottile ma di grande profondità e verità.
Sono tornata in Italia da un giorno e sto già pensando a come fare per tornare a Mysore. Mi mancano le amiche fantastiche con cui ho condiviso le ultime due settimane, amiche che sono certa non perderò, perché ci unisce una grande passione comune, l’ashtanga è il collante che non ci farà perdere di vista e potremo continuare a condividere il nostro cammino insieme, anche da lontano, ognuno nel proprio paese, con l’obiettivo comune di ritrovarci sempre qui, a Mysore, dove tutto nacque, e dove la storia continua.
Mi manca il mio Maestro, con il quale voglio continuare a studiare, che voglio seguire, da cui voglio imparare il più possibile, perché lui è la verità, è l’origine.
Chiudo dicendo Grazie Mysore, grazie Sharathji, grazie a tutte le persone stupende che ho incontrato in queste due settimane e che mi hanno arricchita con le loro storie e le loro vite, e ovviamente grazie Madre India che sei sempre generosa nel donare la tua bella energia che riscalda il cuore e fa rientrare a casa sereni ma nello stesso tempo turbati perché ti si innesca dentro un turbinio di sentimenti e desideri di cambiamento che non è facile da gestire, ma che solo il tempo e la pratica ti aiuteranno a capire e a risolvere.
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Spazio vitale

Stabiliamo una regola: se non ci conosciamo, mi stai a un metro quando mi parli, e soprattutto non mi tocchi.

Se ti avvicini, io indietreggio, e se indietreggio, tu non devi avanzare, e soprattutto non mi devi toccare. Tieni le tue mani giù dal mio braccio, dalla mia spalla, togli quelle dita da me.

Mi sembra elementare, e soprattutto queste mie parole dovrebbero essere superflue, invece NO.

C’è gente che SAPPICCICA.

Carpe diem

Diamo spesso tutto per scontato: il tempo, gli amici, gli amori, i giorni, i sentimenti, la vita. Invece è tutto prezioso, per niente scontato, e dobbiamo tenercele strette le cose che ci fanno stare bene e le persone che amiamo. Dobbiamo invece lasciare andare tutto ciò che ci fa male al cuore, allo spirito, all’umore, alle giornate, alla vita. Dobbiamo cercare la felicità, sempre, anche nelle piccole cose, mentre spesso ci lasciamo sopraffare dai problemi e ci dimentichiamo di noi stessi.

Famoso ciclista

Siccome il mio incontro di stamattina ci teneva a farmi sapere chi fosse, ritengo giusto condividerlo con voi.

Pedalo in salita e in lontananza vedo un ciclista che “stranamente” (essendo in salita) raggiungo. Mi accorgo che è un vecchietto, e mi metto dietro per un po’. Quando la salita si impenna salgo in piedi sui pedali e mi affianco, e da li inizia il nostro incontro.

Mi sorride e mi fa due battute carine alle quali rispondo altrettanto simpaticamente. Finisce la salita e mi si piazza dietro, dicendomi di essere contento di avere trovato me come gregario.

Sorrido.

Chiacchieriamo così, un po’ urlando…finchè non decide di affiancarsi, e inizia a raccontarmi la sua storia e le sue imprese ciclistiche dei tempi che furono.

Nonostante io detesti i ciclisti che mi parlano delle loro imprese, lui mi risulta subito simpatico e i suoi racconti sono piacevoli e mai presuntuosi.

Arriva il momento in cui le nostre strade si separano e salutandomi mi dice: “Io comunque mi chiamo Vigorelli, un nome conosciuto nel ciclismo”….

Non mi pare opportuno rispondere con: “Piacere Pastore”, ma con un tono orgoglioso gli dico che dirò ai miei amici che ho fatto da gregario al grande Vigorelli, e gli auguro buona domenica.

Servizio Clienti Sky

SERVIZIO CLIENTI SKY

Gentile cliente, le confermiamo di aver ricevuto e preso in carico la sua richiesta di chiusura dell’abbonamento Sky. Abbiamo messo a sua disposizione il numero verde 800922336, gratuito e attivo tutti i giorni dalle 8.30 alle 22.30, qualora desiderasse contattarci.

Gentile fornitore, non ho alcun bisogno di contattarvi, l’ho già fatto con decine di telefonate, e conoscete benissimo il motivo della mia disdetta.

Sapete trattare bene solo i potenziali nuovi clienti, mentre i vecchi li trattate a pesci in faccia, tentando ogni volta di truffarli in qualche modo. Ah già, quelli sono gli operatori incompetenti (me ne sono capitati tanti), ma se sono incompetenti perchè li tenete?

Ci misi 3 anni a togliere il Pacchetto Sport, perchè ogni volta che chiamavo mi veniva detto di ritelefonare il tal giorno per non pagare penali; puntualmente me lo segnavo in agenda e puntualmente chiamavo, ma mi veniva detto di chiamare il mese successivo in un altro preciso giorno; segnavo in agenda e chiamavo, e mi sentivo la stessa manfrina, così per tre cazzo di lunghi anni senza usufruire di ciò che stavo pagando, perchè avendo lasciato il mondo del tennis, non me ne fregava più una beata fava di niente, e non lo volevo guardare il tennis, perchè mi faceva solo male. E così vi siete ciucciati tre anni di abbonamento grazie ai vostri operatori truffaldini….ops, scusate, incompetenti.

Negli anni, tanti incentivi per i nuovi abbonati, e mai un premio per i clienti storici (12 anni)…mainagioia!

Ora sono circa due mesi che non ricevo il segnale Sky, vi chiamo, vi segnalo il codice di errore e mi viene detto di cambiare il decoder.

In alternativa mi proponete di far venire il tecnico a controllare l’impianto parabola, e che per me che sono cliente da più di 10 anni, il costo sarebbe stato di 80 euro invece che 160 (le cifre me le invento perchè non le ricordo esattamente) Opto per il cambio decoder, se poi avrò ancora problemi penserò al tecnico. Mi reco dove voi mi indicate, ma il decoder non mi viene cambiato perchè dichiarato funzionante.

A questo punto tramite l’amministratore di condominio chiamo il tecnico della parabola che dopo vari accertamenti, verifica che l’impianto funziona perfettamente e che il problema sta nel decoder e che devo insistere che mi venga sostituito (sono stressata adesso a scrivere, immaginate prima).

Vi richiamo, e vi spiego il tutto. Niente, voi insistete nel farmi pervenire il tecnico, unica soluzione, e mi dite che il costo è di 160 euro.

A questo punto vi ricordo che io sono cliente da più di 10 anni e che l’operatore precedente mi aveva detto che il costo di dimezzava.

Mi viene risposto che è impossibile. Insisto, e voi date del truffaldino all’operatore precedente, dicendomi anche che molti dicono così, ma che poi, insomma, ci sono problemi, sono cose che non si fanno, e mi fate una super cazzola che come fosse antani io non capisco la solita beata fava!

Riattacco, e chiamo il commerciale, racconto tutto, dicendo che hanno cercato di truffarmi, più di una volta, in tutti questi anni, e che sto pagando per un servizio di cui non usufruisco perchè non funziona e non ricevo il segnale, e a questo punto decido di disdire l’abbonamento e chiedo quale sia la modalità.

Mi spiegate nel dettaglio come disdire, io seguo alla lettera le vostre indicazioni, spedisco la raccomandata e adesso mi dite che SE HO BISOGNO DI CONTATTARVI MI AVETE RISERVATO UN NUMERO VERDE?

Ma contattarvi per cosa?

Se volete contattatemi voi!

Io sono abbonata a Netflix già da mesi, e stavo con voi ormai per abitudine, e per la pigrizia di non andare in posta a fare una raccomandata.

FINE

Dunque, come ben sapete la mia vita è di una difficoltà estrema: sono fuori tutto il giorno per lavoro, a volte dormo in albergo, viaggio in macchina per ore e ore, frequento regolarmente gli autogrill per idratarmi e altri bisogni fisiologici, e tutto questo lo faccio con una difficoltà estrema, perché nel corso degli anni (tanti, troppi) ho acquisito fobie e repulsioni verso le cose che mi circondano quotidianamente e con le quali sono costretta a convivere.
Lasciando perdere l’odio che ho maturato negli ultimi anni verso tutti i veicoli a quattro ruote, passerei direttamente agli autogrill e al resto dei locali pubblici. Vi avevo già parlato della mia fobia delle maniglie, cioè lo schifo che provo a toccare le maniglie delle porte, per cui quando arrivo in una stazione di servizio e voglio bermi una cosa o usufruire della toilette, la prima cosa che si nota guardandomi entrare, è la gamba tesa stile Van Damme che apre la porta…un vero camionista insomma, della peggiore specie. Se invece la porta la devo tirare, allora i casi sono due: o aspetto di passare insieme a qualcuno saltandogli praticamente sulla schiena per evitare che la porta mi si chiuda in faccia, oppure rischio ogni volta di rompermi il dito mignolo che uso per agganciare la parte inferiore della maniglia, perché presumibilmente è quella meno toccata, sicuramente meno della zona centrale.
Non sto a ripetere la storia delle toilette delle donne che dovrebbero avere il posto per appendere cappotto, appoggiare borsa ecc per evitarci posizioni yoga estreme, per non toccare qualsiasi cosa dei “pulitissimi” bagni dei locali pubblici italiani, però vi dico che quando esco dalla toilette delle donne e butto l’occhio in quella degli uomini e li vedo uscire direttamente dal pisciatoio senza passare dal lavandino, be’, ecco che io signori miei abolirei immediatamente la stretta di mano, anzi la vieterei categoricamente, multe salatissime a chi si stringe la mano! Altro che mano moscia, sudata, viscida, qui parliamo di mano untrice, che è decisamente peggio.
Ma tutto questo più o meno ve l’avevo già detto, a dimostrazione che racconto la verità e sono coerente nei miei post. Volevo invece arrivare al punto dei baristi, carissimi baristi, ristoratori, camerieri, impiegati in locali che servono cibo e bevande. Ecco, io a voi vorrei dire di prestare attenzione a dove mettete le mani, perché io mica so cosa avete fatto prima di servirmi, se siete stati alla toilette, se vi siete sistemati i gioielli nelle mutande, se vi siete messi a posto lo slip che vi si era arricciato nel culo, insomma, quando mi servite, potreste evitare di mettere il pollicione all’interno del mio piatto, o di portarmi il bicchiere prendendolo dall’alto, cioè toccando con le vostre ditacce esattamete dove io appoggio le labbra, o com’è successo proprio oggi (ed è proprio questo episodio ad aver generato questo mio post), di chiedermi se voglio una cannuccia per la lattina che porto via, e poi…NON afferri la cannuccia a metà, NO, tu la prendi per la PUNTA…..BRAVOOOOOOOO! A Questo punto preferisco bere la mia bibita direttamente dalla lattina! #Ziopera che nervuss!
Voi non avete la minima idea di quanto sia difficile la mia vita.

HO BISOGNO DI FERIE!

Io non sono più felice

È ufficiale. Io non sono più felice di fare quello che faccio. Questo lavoro, quest’azienda, questo ambiente, mi stanno consumando dentro.

Troppe le cose che vorrei cambiare, ma la totale impotenza di farlo. Non sopporto più le persone, mi sento con le catene ai piedi e alle mani, costretta a subire un modus operandi contrario alla mia etica, al mio credo, al mio cuore.

Mi sento soffocare, vorrei urlare, vorrei scappare, vorrei piangere.

Vorrei scappare in questo preciso istante che mi trovo in sala operatoria a Cuneo.

Non mi piace come si sta lavorando, non mi piace come si lavorerà, lo so già. È così da 14 anni, da quando sono arrivata in questa azienda.

Sono stanca, sono consumata, sono bruciata.

Ho voglia di ricominciare a sentirmi viva, io non posso morire facendo quello che non mi piace fare, io non posso vivere logorandomi ogni giorno

Piango.

Devo farcela.

Devo cambiare.

Devo trovare una soluzione.

Deve esserci una soluzione.

Non posso continuare a vivere così.

Sono troppi anni che mi sento male dentro.

Voglio esprimere ciò che valgo, voglio donare ciò che possiedo interiormente , voglio sentirmi viva, voglio essere apprezzata, voglio esprimere ciò che sono, voglio dare il mio contributo al mondo e voglio farlo col cuore, la passione, e l’entusiasmo che mi hanno sempre contraddistinto.

Cosa fai quando ti trattano male? Mi tratto bene. Me ne vado

Non ho più una shala. Da un mese ho ricominciato a praticare da sola a casa mia. Sveglia ogni mattina tra le 5 e le 5.30.
Tornata dall’India sono tornata subito in quella che consideravo la mia shala. Avevo voglia di riabbracciare tutti e di condividere con loro la mia energia e la mia felicità. Grande accoglienza da parte delle amiche più care, anche se non proprio da parte di tutte…
Avevo tanta forza interiore, grande positività e serenità, e niente in quel periodo mi poteva scalfire, e avevo deciso che avrei difeso con tutte le mie forze questo stato di benessere e non avrei permesso a nessuno di rovinarmelo. A nessuno.

Non è stato facile il mio rientro in shala, nonostante il mio entusiasmo e la mia forza interiore del momento, la mia grande sensibilità mi ha fatto notare che l’accoglienza da parte dell’insegnante non era proprio delle migliori. Tutt’altro.
Frecciate continue, toni e parole taglienti, punizioni (per che cosa?…).

Avevo promesso a me stessa che niente e nessuno avrebbe rovinato quel mio stato di benessere post India, per cui a fine pratica decido di arrotolare il mat e invece di lasciarlo in shala come di consueto, di portarmelo a casa. Non è gradita la mia presenza? Ok, tolgo il disturbo.

Ed eccomi qua, a poco più di un mese da quella decisione, a sentirmi orfana di shala. Di nuovo. Io che ho iniziato a praticare da sola 7 anni fa, e l’ho fatto per 5 anni, dopo due anni di Shala, rieccomi sola.

Non è per niente facile.

Mi manca la condivisione, mi manca quel senso di appartenenza a un gruppo, mi manca sentire l’energia delle persone amiche mentre pratico e soprattutto mi manca quella sensazione di super energia interiore che provavo a fine pratica e che mi accompagnava per tutta la giornata. Ricordo che quanto uscivo dalla shala la mattina per andare a lavorare, sprizzavo energia da tutti i pori, mi sentivo caricata a pallettoni. Mi manca il primo anno, quasi anno e mezzo trascorso lì, poi qualcosa è cambiato, e da quella shala uscivo sempre scarica, demotivata e incazzata.

Ora dentro di me provo un mix di sentimenti che vanno dalla tristezza alla rabbia. Questi sentimenti sono dovuti al fatto che non capisco cosa sia successo, il perché del cambiamento; mi chiedo di continuo perché sia andata così, e mi chiedo quale disegno ci sia per me nel mio futuro.

Ricordo che quando ho trovato quella shala mi sentivo felice e ho subito provato una forza pazzesca che mi attraeva a lei, talmente potente che il sogno di una vita di trasferirmi a Milano è diventato realtà. Mi sembrava la decisione più normale e naturale da prendere, e la volevo realizzare nel più breve tempo possibile. Così è stato.

Oggi sono felice di aver preso quella decisione, ma la shala non c’è più.

Amo Milano alla follia, amo la mia nuova vita, amo le amiche nuove con le quali condivido il tempo libero, e amo la mia nuova casa.

Ma non è tutto facile. Il trasferimento mi ha comportato una serie di problemi tra i quali la casa di Brescia che non riesco a vendere e quindi le spese enormi di ogni mese. Inoltre, io che mi sono trasferita per essere più vicina alla mia shala, oggi la shala non ce l’ho più.

Mi affido all’Universo, e spero che abbia un bel disegno per il mio futuro, e che questo futuro possa partire al più presto.

 

Memento audere semper – Un anno in movimento –

Due anni passati super velocemente, grandi cambiamenti, sentimenti forti, paura, eccitazione, ansia, felicità, sconforto, rabbia, solitudine, e poi amicizia, amore, solidarietà, e ancora ansia, solitudine, rabbia, sconforto, e tenacia, determinazione, impegno, fiducia, desiderio, entusiasmo.

Ho trovato finalmente una shala nella quale praticare, mi sono legata, affezionata, ne ho preso tutta l’energia e l’ho utilizzata per trovare la forza di realizzare il mio grande desiderio di trasferirmi nella città che in Italia amo di più: Milano.

Vedo Milano come la città del cambiamento, il primo step da compiere, senza il quale tutto rimarrebbe invariato, i sogni soffocherebbero nel cassetto, e gli anni passerebbero senza poter dire di averci almeno provato.

Ho lasciato le lezioni di Ashtanga che tenevo a Brescia e che mi facevano sentire viva. La mia grande passione era finalmente passata dalla sola pratica personale al trasferimento di questo grande sentimento alle altre persone. Inizialmente agli amici, e poi agli amici degli amici, e poi agli sconosciuti che infine sono diventati amici. Erano poche le lezioni, nei week-end e alla sera dopo il lavoro, e nemmeno sempre, ma solo quando era possibile. Però per me aveva un valore enorme potere trasferire la mia passione agli altri. Fare in modo che tutti potessero provare ciò che provo io quando pratico, era per me una gioia enorme, mi riscaldava il cuore.

Il cambiamento del corpo è visibile, il cambiamento che avviene dentro di noi lo si percepisce con il passare del tempo, prima in modo sottile, e poi palesemente con un impatto importante sulla nostra vita. Succede sempre, e succede a tutti, quando la pratica entra a far parte della propria quotidianità.

Lasciare le lezioni di yoga è stata la cosa più difficile.

Poi ho lasciato la mia casa. Il mio loft acquistato 12 anni fa e fatto proprio come volevo io. Ci stavo bene, mi piaceva. Ma la forza che mi attirava a Milano era molto più potente, e così ho messo in vendita il piccolo cozy loft.

Arrivano le liti con i genitori, e la chiusura. Non accettano che la loro bambina di quasi 50 anni decida di andare via e di vendere quella che doveva essere la casa per tutta la vita. Madonna santa “Per tutta la vita” “Sempre” e “Mai” sono termini che mi hanno sempre fatto sentire soffocare! Inizia un periodo nero, di rabbia, pianto, sconforto, solitudine, ribellione, e pratico sempre di più, con sempre più attaccamento, anche se è sbagliato, ma io ne ho bisogno come dell’aria che respiro. E arriva il chiarimento e il rapporto con i genitori si rafforza e per la prima volta migliora. Finalmente da bambina di quasi 50 anni, divento per loro adolescente, quasi adulta…di quasi 50 anni. E’ sempre un passo avanti.

La casa non si vende, il mercato è fermo, lo sconforto galoppa.

Vado in India per la prima volta. Un’esperienza meravigliosa, i sapori, i profumi, i colori, i sorrisi, gli animali, lo yoga, la meditazione, i chanting, la filosofia. E ancora dentro di me succede qualcosa. Un viaggio all’interno di una centrifuga, la mente viaggia a mille all’ora, i sentimenti sono contrastanti, mi sovrastano, non li domino. Arrivano i pianti, la voglia di stare sola, il desiderio di meditare, e la voglia del cambiamento si fa sempre più potente. Nella testa i pensieri sono assordanti e disordinati. Non ci sto più dentro. Rientro in Italia e cerco casa a Milano. Il loft di Brescia non si vende.

A maggio trovo casa. A giugno parte l’affitto. A luglio mi trasferisco. Il loft non si vende. Ma io ho deciso ormai, e sono felice: Ho casa a Milano! Bella zona, bel palazzo, bell’appartamento. Punto.

L’appartamento è completamente vuoto, lo devo arredare, e parte l’odissea IKEA. Fino ad allora avevo sempre comprato all’Ikea portandomi a casa gli acquisti, senza bisogno né di trasportatori né di montatori. La mia prima esperienza con trasporto e montaggio è stata pessima, da esaurimento nervoso, da perdita di tutte le amiche, che oggi ringrazio per essere ancora qui a sopportarmi e a supportarmi, nonostante tutto. Sono stata letteralmente sull’orlo di un esaurimento nervoso, ma almeno tutti i casini che mi ha creato Ikea mi sono valsi buoni acquisti per più di 500 euro. Per cui forse è proprio vero che quello che succede non avviene mai per caso. Quei soldi mi hanno fatto comodo, e quindi double OM.

Decido di non andare in ferie. Troppe spese: mutuo a Brescia, affitto a Milano, i mobili.

Il 15 agosto prendo un volo per Creta: fanculo i soldi! Se non faccio le ferie, li spenderò di sicuro in spese psichiatriche a settembre.

A Creta sto bene, rivedo i vecchi amici e ne aggiungo di nuovi. Ritorno a Milano in forma, ma poco dopo ripartono l’ansia e la preoccupazione della casa a Brescia che non si vende. La mia pratica la faccio a casa, ogni mattina sveglia prima dell’alba per praticare e poi andare a lavorare.

Mi sento di nuovo in una centrifuga, con la differenza che a Milano mi devo muovere, non posso restare seduta a meditare e a guardare la natura. Praticare, lavorare, guidare, e poi praticare, lavorare, guidare, in loop, ogni giorno, ogni settimana.

Ed ecco che arriva la “Gnoccanza”: Tre amiche che condividono la pratica dell’ashtanga e che quindi si alzano ogni mattina all’alba per praticare prima di andare a lavorare, si trovano la sera dalle 19 alle 21 e si fanno l’aperitivo nelle terrazze fighe di Milano. “Gnoccanza” è il nome della nostra chat su whatsapp, chat che serve per organizzare gli aperitivi. Così ci si diverte un po’ e si fa vita mondana (19-21), si beve un bicchiere di vino, si mangiano due olive, e si va a letto presto senza cena, come da tradizione…..che in realtà non so se sia la tradizione, ma quello che è certo è che senza cena, la mattina si pratica meglio, e con un bicchiere di vino condiviso con le amiche, la notte si dorme bene.

A Natale torno in India. Faccio il mio Cinepanettone “Natale in India”. Questa volta ci torno da sola. Vado ovviamente a praticare Ashtanga, torno a Goa, con una nuova insegnante. Conosco solo lei. La pratica a casa sua, pochi allievi. Un alloggio indicatomi da lei che non ho nemmeno guardato, ho solo chattato con la proprietaria che mi è sembrata molto carina. Forse non basta, anzi, di solito non mi basta. Quando viaggio, l’alloggio è importante, solitamente guardo e riguardo la camera, la struttura, le recensioni, e poi ne cerco un’altra e un’altra ancora e le confronto tutte, insomma ci ragiono molto perché voglio essere sicura che la struttura in cui alloggerò mi piaccia e ci possa stare bene. Questa volta mi è bastato il consiglio dell’insegnante e la gentilezza della titolare.

E continua a bastarmi, non mi interessa. Ho fiducia, e mi aggrappo a questa vacanza con tutta me stessa. Ho voglia di sentire gli stessi sapori, gli stessi profumi, e di vedere gli stessi colori, e sentire la stessa energia del primo viaggio in India. Anzi di più. Tutto di più. Non so chi conoscerò, chi saranno i miei vicini di tappetino, se saranno italiani, indiani, cinesi, tedeschi, americani, non lo so e non ci penso. Penso solo ai profumi, ai sapori, ai colori, agli animali, all’energia.

Ne ho bisogno come l’aria che respiro: ho bisogno di pace.

L’amicizia tra donne è una cosa meravigliosa

Io credo che le donne abbiano una marcia in più.

Dovrebbero (dovremmo) solo imparare a essere più solidali l’una con l’altra, a fare gruppo, a coalizzarsi.

Non capisco perché le donne siano prevalentemente in competizione tra di loro. Se imparassimo ad unirci, non ce ne sarebbe per nessuno.

Personalmente adoro lavorare con le donne, difficilmente mi sento in competizione con loro, ma amo aver amiche fighe, fighe in ogni senso: Intelligenti, simpatiche, sensibili, di successo.

Sono orgogliosa di essere amica di una donna di successo, adoro collaborare con donne intelligenti e con grande carisma. Lo stesso vale per gli uomini: io amo stare con persone fighe. La competizione e l’invidia sono sentimenti stupidi quando si parla di relazioni sentimentali. La competizione deve solo essere positiva e costruttiva, ma non può essere accompagnata dall’invidia.

È stupido! Lo capite questo? Le persone di valore ci arricchiscono. Non provo nessun piacere a passare il tempo con chi non ha niente da insegnarmi, con chi considero misero; posso provare pietà, ma la pietà non è nè amicizia nè amore.

Non passo il mio tempo con chi suscita in me un sentimento di pietà, se non per aiutarlo in un determinato momento.

Donne, imparate a unirvi e a stimarvi a vicenda!

L’amicizia tra donne è una cosa meravigliosa.