Memento audere semper – Un anno in movimento –

Due anni passati super velocemente, grandi cambiamenti, sentimenti forti, paura, eccitazione, ansia, felicità, sconforto, rabbia, solitudine, e poi amicizia, amore, solidarietà, e ancora ansia, solitudine, rabbia, sconforto, e tenacia, determinazione, impegno, fiducia, desiderio, entusiasmo.

Ho trovato finalmente una shala nella quale praticare, mi sono legata, affezionata, ne ho preso tutta l’energia e l’ho utilizzata per trovare la forza di realizzare il mio grande desiderio di trasferirmi nella città che in Italia amo di più: Milano.

Vedo Milano come la città del cambiamento, il primo step da compiere, senza il quale tutto rimarrebbe invariato, i sogni soffocherebbero nel cassetto, e gli anni passerebbero senza poter dire di averci almeno provato.

Ho lasciato le lezioni di Ashtanga che tenevo a Brescia e che mi facevano sentire viva. La mia grande passione era finalmente passata dalla sola pratica personale al trasferimento di questo grande sentimento alle altre persone. Inizialmente agli amici, e poi agli amici degli amici, e poi agli sconosciuti che infine sono diventati amici. Erano poche le lezioni, nei week-end e alla sera dopo il lavoro, e nemmeno sempre, ma solo quando era possibile. Però per me aveva un valore enorme potere trasferire la mia passione agli altri. Fare in modo che tutti potessero provare ciò che provo io quando pratico, era per me una gioia enorme, mi riscaldava il cuore.

Il cambiamento del corpo è visibile, il cambiamento che avviene dentro di noi lo si percepisce con il passare del tempo, prima in modo sottile, e poi palesemente con un impatto importante sulla nostra vita. Succede sempre, e succede a tutti, quando la pratica entra a far parte della propria quotidianità.

Lasciare le lezioni di yoga è stata la cosa più difficile.

Poi ho lasciato la mia casa. Il mio loft acquistato 12 anni fa e fatto proprio come volevo io. Ci stavo bene, mi piaceva. Ma la forza che mi attirava a Milano era molto più potente, e così ho messo in vendita il piccolo cozy loft.

Arrivano le liti con i genitori, e la chiusura. Non accettano che la loro bambina di quasi 50 anni decida di andare via e di vendere quella che doveva essere la casa per tutta la vita. Madonna santa “Per tutta la vita” “Sempre” e “Mai” sono termini che mi hanno sempre fatto sentire soffocare! Inizia un periodo nero, di rabbia, pianto, sconforto, solitudine, ribellione, e pratico sempre di più, con sempre più attaccamento, anche se è sbagliato, ma io ne ho bisogno come dell’aria che respiro. E arriva il chiarimento e il rapporto con i genitori si rafforza e per la prima volta migliora. Finalmente da bambina di quasi 50 anni, divento per loro adolescente, quasi adulta…di quasi 50 anni. E’ sempre un passo avanti.

La casa non si vende, il mercato è fermo, lo sconforto galoppa.

Vado in India per la prima volta. Un’esperienza meravigliosa, i sapori, i profumi, i colori, i sorrisi, gli animali, lo yoga, la meditazione, i chanting, la filosofia. E ancora dentro di me succede qualcosa. Un viaggio all’interno di una centrifuga, la mente viaggia a mille all’ora, i sentimenti sono contrastanti, mi sovrastano, non li domino. Arrivano i pianti, la voglia di stare sola, il desiderio di meditare, e la voglia del cambiamento si fa sempre più potente. Nella testa i pensieri sono assordanti e disordinati. Non ci sto più dentro. Rientro in Italia e cerco casa a Milano. Il loft di Brescia non si vende.

A maggio trovo casa. A giugno parte l’affitto. A luglio mi trasferisco. Il loft non si vende. Ma io ho deciso ormai, e sono felice: Ho casa a Milano! Bella zona, bel palazzo, bell’appartamento. Punto.

L’appartamento è completamente vuoto, lo devo arredare, e parte l’odissea IKEA. Fino ad allora avevo sempre comprato all’Ikea portandomi a casa gli acquisti, senza bisogno né di trasportatori né di montatori. La mia prima esperienza con trasporto e montaggio è stata pessima, da esaurimento nervoso, da perdita di tutte le amiche, che oggi ringrazio per essere ancora qui a sopportarmi e a supportarmi, nonostante tutto. Sono stata letteralmente sull’orlo di un esaurimento nervoso, ma almeno tutti i casini che mi ha creato Ikea mi sono valsi buoni acquisti per più di 500 euro. Per cui forse è proprio vero che quello che succede non avviene mai per caso. Quei soldi mi hanno fatto comodo, e quindi double OM.

Decido di non andare in ferie. Troppe spese: mutuo a Brescia, affitto a Milano, i mobili.

Il 15 agosto prendo un volo per Creta: fanculo i soldi! Se non faccio le ferie, li spenderò di sicuro in spese psichiatriche a settembre.

A Creta sto bene, rivedo i vecchi amici e ne aggiungo di nuovi. Ritorno a Milano in forma, ma poco dopo ripartono l’ansia e la preoccupazione della casa a Brescia che non si vende. La mia pratica la faccio a casa, ogni mattina sveglia prima dell’alba per praticare e poi andare a lavorare.

Mi sento di nuovo in una centrifuga, con la differenza che a Milano mi devo muovere, non posso restare seduta a meditare e a guardare la natura. Praticare, lavorare, guidare, e poi praticare, lavorare, guidare, in loop, ogni giorno, ogni settimana.

Ed ecco che arriva la “Gnoccanza”: Tre amiche che condividono la pratica dell’ashtanga e che quindi si alzano ogni mattina all’alba per praticare prima di andare a lavorare, si trovano la sera dalle 19 alle 21 e si fanno l’aperitivo nelle terrazze fighe di Milano. “Gnoccanza” è il nome della nostra chat su whatsapp, chat che serve per organizzare gli aperitivi. Così ci si diverte un po’ e si fa vita mondana (19-21), si beve un bicchiere di vino, si mangiano due olive, e si va a letto presto senza cena, come da tradizione…..che in realtà non so se sia la tradizione, ma quello che è certo è che senza cena, la mattina si pratica meglio, e con un bicchiere di vino condiviso con le amiche, la notte si dorme bene.

A Natale torno in India. Faccio il mio Cinepanettone “Natale in India”. Questa volta ci torno da sola. Vado ovviamente a praticare Ashtanga, torno a Goa, con una nuova insegnante. Conosco solo lei. La pratica a casa sua, pochi allievi. Un alloggio indicatomi da lei che non ho nemmeno guardato, ho solo chattato con la proprietaria che mi è sembrata molto carina. Forse non basta, anzi, di solito non mi basta. Quando viaggio, l’alloggio è importante, solitamente guardo e riguardo la camera, la struttura, le recensioni, e poi ne cerco un’altra e un’altra ancora e le confronto tutte, insomma ci ragiono molto perché voglio essere sicura che la struttura in cui alloggerò mi piaccia e ci possa stare bene. Questa volta mi è bastato il consiglio dell’insegnante e la gentilezza della titolare.

E continua a bastarmi, non mi interessa. Ho fiducia, e mi aggrappo a questa vacanza con tutta me stessa. Ho voglia di sentire gli stessi sapori, gli stessi profumi, e di vedere gli stessi colori, e sentire la stessa energia del primo viaggio in India. Anzi di più. Tutto di più. Non so chi conoscerò, chi saranno i miei vicini di tappetino, se saranno italiani, indiani, cinesi, tedeschi, americani, non lo so e non ci penso. Penso solo ai profumi, ai sapori, ai colori, agli animali, all’energia.

Ne ho bisogno come l’aria che respiro: ho bisogno di pace.

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L’amicizia tra donne è una cosa meravigliosa

Io credo che le donne abbiano una marcia in più.

Dovrebbero (dovremmo) solo imparare a essere più solidali l’una con l’altra, a fare gruppo, a coalizzarsi.

Non capisco perché le donne siano prevalentemente in competizione tra di loro. Se imparassimo ad unirci, non ce ne sarebbe per nessuno.

Personalmente adoro lavorare con le donne, difficilmente mi sento in competizione con loro, ma amo aver amiche fighe, fighe in ogni senso: Intelligenti, simpatiche, sensibili, di successo.

Sono orgogliosa di essere amica di una donna di successo, adoro collaborare con donne intelligenti e con grande carisma. Lo stesso vale per gli uomini: io amo stare con persone fighe. La competizione e l’invidia sono sentimenti stupidi quando si parla di relazioni sentimentali. La competizione deve solo essere positiva e costruttiva, ma non può essere accompagnata dall’invidia.

È stupido! Lo capite questo? Le persone di valore ci arricchiscono. Non provo nessun piacere a passare il tempo con chi non ha niente da insegnarmi, con chi considero misero; posso provare pietà, ma la pietà non è nè amicizia nè amore.

Non passo il mio tempo con chi suscita in me un sentimento di pietà, se non per aiutarlo in un determinato momento.

Donne, imparate a unirvi e a stimarvi a vicenda!

L’amicizia tra donne è una cosa meravigliosa.

Ashtanga Yoga, la mia pratica quotidiana

In questi giorni ho ritrovato il piacere di praticare da sola a casa, la mattina all’alba.

Superare le difficoltà della sveglia, del sonno, della solitudine, della rigidità del corpo, del buio, della non voglia.

Alla mattina presto, da soli in casa è tutto difficile, ma dopo che superi i primi giorni, quello diventa il ‘tuo’ momento, la tua intimità, la tua sfida. Quando superi tutte queste difficoltà iniziali, la pratica diventa piacevole e impari ad assaporarla piano piano sempre di più, asana dopo asana, vinyasa dopo vinyasa. Impari a trovare il tuo modo, ad ‘aggiustarti’ da solo, a farti coraggio. E poi ci sono i momenti in cui ti arrabbi, e quelli in cui ti viene da piangere, e quando sei solo fai uscire tutto, senza freni, senza inibizioni, senza vergogna.

È meraviglioso quando verso la fine della pratica provi quella sensazione di beatitudine e soddisfazione: “Ce l’ho fatta, mi sento meglio adesso, forte e carica di energia per affrontare la giornata”.

Io quando esco di casa dopo la pratica mi sento invincibile.

Poi passa.

Però quello che provo dopo la pratica è un qualcosa di indescrivibile, e più è difficile e maggiori sono i benefici del post pratica.

Sul tappetino come nella vita.

Sul tappetino si proiettano tutte le nostre emozioni, e le reazioni alle difficoltà sono le medesime sul Mat che fuori. Il tappetino può essere un grande maestro, il nostro personal trainer, colui che ci insegna ad affrontare sia le gioie che i dolori.

Ringrazio la vita per avermi portato in questo percorso meraviglioso.

E niente, ci tenevo a condividere questo mio pensiero, mentre puntavo la sveglia per domani mattina.

Io e i miei mostri (Una settimana lavorativa a Palemmo)

È quasi finita questa settimana infernale.

Pessimo umore, uno sforzo continuo per non crollare completamente. Pratica ogni mattina alle 5 per riuscire ad affrontare la giornata e i mostri che mi si presentano davanti.

Meditazione per dare manforte alla pratica che nonostante l’intensità, da sola non ce la fa a farmi sentire meglio.

Mi sento soffocare, e ce la metto tutta per emergere con la testa dall’acqua e riuscire a respirare. Uno sforzo continuo per non crollare completamente.

Il magone è lì costante, le lacrime escono durante la pratica, l’unico momento in cui ogni parte di me si sente viva e libera di esprimersi.

È quasi finita.

Oggi si torna a Milano.

Torniamo, io e i miei mostri torniamo a casa.